Provincia di Milano, Massimo Gatti: “Arrivederci nella Città metropolitana… ma la parola ritorni ai cittadini”

gatti consiglioMilano, 23 giugno 2014. Durante la seduta conclusiva del Consiglio provinciale di Milano, il Capogruppo in Provincia di Milano per Lista un’Altra Provincia-PRC-PdCI, Massimo Gatti, ha dichiarato:

Oggi termina ufficialmente il mandato del Consiglio provinciale di Milano. Con la riforma del Governo Renzi viene abolita la sovranità popolare e i consigli provinciali. Non le Province. In questa fase storica siamo innanzi a una deriva pericolosa che vede la riduzione della democrazia nelle istituzioni, nella società e nei luoghi di lavoro. Si creeranno problemi molto rilevanti per i servizi pubblici gestiti dalle Amministrazioni provinciali e per 60 mila dipendenti in tutta Italia, di cui 1.700 in Provincia di Milano, a partire dalle lavoratrici e dai lavoratori precari, i cui contratti scadranno il 31 dicembre 2014. Le riforme sono sicuramente necessarie, non la propaganda. La crisi economica e istituzionale avrebbe imposto la riduzione del 30% dei parlamentari (oggi più di 1.000), l’assorbimento nelle regioni più grandi di quelle con meno di un milione di abitanti, la cancellazione di almeno 30 province e lo scioglimento di 5.000 società partecipate. In altri Paesi europei le città metropolitane e le province sono istituzioni importanti e addirittura, in Germania, assorbono la competenza sanitaria. Il Parlamento dei nominati procede in modo inquietante e con i voti di fiducia a sovvertire la Costituzione. Per questo non bisogna arrendersi per rilanciare le istituzioni e i servizi pubblici necessari nel territorio milanese e in tutta Italia. Un buon punto di partenza deve essere la continuità della positiva esperienza della lista L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS e il dialogo concreto con gli amministratori locali. Continuiamo insieme tutte le lotte politiche e sociali aperte sul territorio e prepariamo la Città metropolitana come appuntamento in cui Sindaco e Consiglio metropolitano siano eletti dagli oltre 3 milioni di abitanti dei 134 comuni e non cancellando la democrazia diretta”.

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