Novaceta di Magenta, Massimo Gatti: “Basta stare a guardare! Le Istituzioni recuperino i soldi per la riapertura da chi ha causato il fallimento”

 Milano, 20 settembre 2010. In merito all’assemblea indetta dalla Confederazione Unitaria di Base (CUB) che si è tenta questa mattina a Magenta per discutere sul futuro della Novaceta, il capogruppo in Provincia di Milano per Lista civica un’Altra Provincia-Prc-Pdci, Massimo Gatti, presente all’appuntamento, ha dichiarato:

“Siamo favorevoli al piano di rilancio presentato questa mattina e già illustrato durante la Commissione lavoro della Provincia di Milano lo scorso 31 agosto dal Comitato magentino Dignità e Lavoro. La drammatica situazione delle 185 famiglie in cassa integrazione necessità di una risposta urgente da parte delle istituzioni, che ora hanno l’obbligo di dare seguito a questa proposta oppure di avanzarne immediatamente delle altre. Regione Lombardia, Provincia di Milano e Comune di Magenta, devono intervenire concretamente e subito, ognuno per la propria competenza. Il Comune deve mantenere, senza deroghe, il vincolo produttivo sulle aree, mentre Provincia e Regione devono investire nel lavoro produttivo, richiamando il Governo nazionale, oggi completamente assente, a svolgere la propria parte. Siamo innanzi all’ennesimo fallimento di un’azienda e all’ennesimo caso di comportamento truffaldino di cosiddetti imprenditori. Non bastano più le buone intenzioni! È necessario dare seguito alla stoica resistenza delle lavoratrici e lavoratori che, con il loro presidio, hanno tenuto viva la concreta possibilità di una ripresa dell’attività produttiva. Senza di loro, siamo certi che non si sarebbe più sentito parlare di Novaceta. Per quanto concerne il problema delle risorse economiche, va affrontato partendo dal presupposto che prima di tutto paghi chi ha avuto responsabilità nel fallimento di Novaceta e non i lavoratori! Recuperando il maltolto da parte di presunti imprenditori, sarà possibile contribuire a riavviare la produzione del filo di acetato di cellulosa, che non ha concorrenza in Europa e può rappresentare un’eccellenza del nostro territorio provinciale. Prima dell’inverno la fabbrica va salvata e rilanciata. Questo obiettivo, che deve essere perseguito da tutte le istituzioni e da tutti i sindacati, deve dare una speranza e una certezza a lavoratrici e lavoratori che difendono dignità e lavoro per sé e per gli altri, e non possono vivere con i 700 euro mensili della cassa integrazione (quando arrivano!)”.

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