I lavoratori della Provincia protestano in aula, salta il primo Consiglio sul bilancio Massimo Gatti: “Non discuteremo il bilancio finché Podestà non darà risposte concrete ai lavoratori!”

Milano, 11 marzo 2010. Un centinaio di lavoratrici e lavoratori della Provincia di Milano sono intervenuti nel pomeriggio nell’aula del Consiglio provinciale, che oggi avrebbe dovuto cominciare la discussione sul bilancio previsionale 2010, per protestare contro Podestà e la sua Giunta i quali, secondo i lavoratori, da mesi rifiutano un incontro con le rappresentanze sindacali. Due sostanzialmente le questioni sollevate dai lavoratori: il mancato stanziamento di fondi per AFOL (Agenzia di formazione della Provincia), con la minaccia di esuberi, e le problematiche relative al trasferimento dei lavoratori dalla Provincia di Milano alla neonata Provincia di Monza.

I consiglieri dell’opposizione hanno lasciato vuoti i banchi in segno di solidarietà con i lavoratori e la maggioranza non è stata in grado di garantire il numero legale. La seduta del Consiglio è così saltata.

“Abbiamo sostenuto e sosterremo i lavoratori ieri, oggi e domani. – ha dichiarato in aula Massimo Gatti, Capogruppo in Provincia di Milano per Lista un’Altra Provincia-Prc-Pdci – I temi e i dubbi sollevati oggi in Consiglio dalle lavoratrici e dai lavoratori della Provincia sono sacrosanti e Podestà e la sua Giunta devono una risposta immediata e concreta.

La richiesta delle rappresentanze di un incontro con la Giunta e il suo Presidente è vecchia di mesi, è nessuno si è mai degnato di rispondere.

Nessuna discussione sul bilancio può avviarsi in Consiglio senza che prima Podestà apra un tavolo con i sindacati che affronti le questioni sollevate dai lavoratori e che riguardano 2000 dipendenti della Provincia di Milano.

Dovere della Provincia è non solo quello di mantenere l’occupazione, ma di rilanciarla, a partire dai propri dipendenti. Podestà ci dica cosa vuol fare con Afol. I fondi necessari si devono trovare tagliando gli sprechi, le consulenze inutili, le società partecipate improduttive e con il rigore e la sobrietà del buon esempio dei pubblici amministratori, se si è capaci di darlo. Le lavoratrici e i lavoratori, vero valore aggiunto dell’Amministrazione, sono persone e non numeri”.

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